COMUNICATO: SORELLA NOI TI CREDIAMO!

Sorella noi ti crediamo: presa di parola di Non Una di Meno Firenze su episodio di violenza e sessismo all’interno di USB Firenze

In vista delle giornate di sciopero transfemminista dell’8 e 9 marzo, Non una di Meno Firenze intende mettere in luce la storia di Erica, compagna della nostra assemblea, che ha deciso di esporsi pubblicamente, come atto politico, sulle vicende di sessismo da lei vissute nel suo luogo di lavoro.

Erica lavorava per USB, sindacato di base interno al percorso di Non Una di Meno e che tutti gli anni proclama lo sciopero femminista dell’8 marzo, e ha denunciato una serie di episodi di stalking e violenza da parte di un collega, che sono cessati solo quando Erica si è rivolta all’autorità amministrativa. Alla denuncia di Erica è seguito il silenzio e anzi il disconoscimento dei fatti da parte della federazione fiorentina, e la risposta di USB nazionale che si è preoccupata di sollecitare l’allontanamento del molestatore.

Come Non una di Meno Firenze, sebbene riteniamo che nessuno sia immune dalla violenza sessista e che questa sia strutturale e interna anche ai nostri movimenti, pensiamo che riconoscerla sia l’atto rivoluzionario da compiere: rompere il silenzio.

Se le parole che usiamo non sono radicate nelle nostre pratiche, rimangono solo parole vuote. I nostri luoghi politici devono essere i primi nei quali mettiamo in pratica il mondo per cui lottiamo. E questi luoghi politici devono affrontare eventuali episodi di molestia al loro interno basandosi sul principio “sorella io ti credo”; nell’ottica di rendere i nostri posti sicuri per chi li vive e li frequenta.

Per questo motivo, invitiamo USB di Firenze a riconoscere in primo luogo la violenza commessa contro la compagna, non solo a livello individuale da parte del molestatore, ma anche da parte della stessa struttura sindacale. Se questo riconoscimento non avverrà, per le giornate dell’8 marzo e 9 marzo la presenza della dirigenza di USB Firenze e dei suoi striscioni e bandiere non sarà tollerata in piazza. Siamo, invece, complici e solidali con le lavoratrici e i lavoratori di USB e della Piaggio che da due settimane stanno coraggiosamente resistendo sul tetto della loro azienda. Ci uniamo alle loro lotte e le accoglieremo a braccia aperte nelle mobilitazioni dell’8 e 9 marzo.

Per il quarto anno abbiamo proclamato lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, sulla base del piano contro la violenza costruito il primo anno: siamo determinate a mettere le nostre idee in pratica. Per questo non ci bastano i proclami formali da parte di sindacati che non mettono in discussione le insite dinamiche sessiste e che non tutelano le lavoratrici che denunciano le molestie. Vogliamo costruire pratiche di risposta non giustizialiste, ma reali e collettive, anticorpi politici con i quali nessuna venga lasciata indietro o sola a combattere una lotta personale.

Nominare la violenza non significa aprire conflitti distruttivi, ma processi di consapevolezza costruttivi, che rendono la nostra comunità in grado di crescere e radicarsi su pratiche che nutrono la nostra potenza collettiva. Non vogliamo avere paura di parlare per non rompere equilibri consolidati. Non ci sono equilibri né alleanze che possono reggersi sull’invisibilizzazione della violenza.

Non una di meno!

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