Il Corriere della Sera odia le donne

Sinceramente, ancora ci stupiamo che le donne trovino difficile denunciare o anche solo nominare una violenza subita? Le parole, gli aggettivi e lo stile dell’articolo uscito a firma Giusi Fasano sulle pagine del Corriere della Sera ben rappresentano alcuni dei motivi per cui a moltissime violenze non seguono altrettante denunce. Con dovizia di particolari morbosi e con frasi ambigue che spesso mettono in dubbio la stessa credibilità della donna che ha denunciato, oggi il Corriere ha dato il peggio di sé, dimostrando ancora una volta che in questo paese c’è un problema di narrazione distorta e tossica dei fatti di violenza, una narrazione che punta l’obiettivo sulla vittima e non sull’uomo violento, sul fatto particolare e non sulla cultura dello stupro da cui scaturisce la violenza, riprodotta, come se non bastasse, da articoli come questi.

Quando denunciamo una violenza non veniamo sistematicamente credute e tutelate, anzi finiamo direttamente sul banco degli imputati in tribunale e, se il violento di turno è famoso, veniamo schiaffate in prima pagina così che chiunque possa dire la sua, esprimere il suo giudizio sulla nostra storia, mettere in dubbio le nostre parole, dare la colpa a noi.

Non ci stancheremo mai di ripetere che NO È NO sempre, anche se in un primo momento abbiamo detto sì, anche se abbiamo scelto di bere, anche se soprattutto non abbiamo urlato no, anche se non abbiamo detto no in modo chiaro e verbale.

Troviamo inaccettabili e violente le parole usate dal Corriere ma anche dagli stessi magistrati, frasi che rinnovano la violenza colpevolizzando la stessa ragazza di “essersela andata a cercare” perché “i maschietti a volte sono un po’ così”, e che quindi ci sta che al posto di divertirti tu possa essere anche stuprata.

Ci stringiamo invece intorno alla ragazza che ha trovato la forza di denunciare Ciro Grillo per stupro.

Sorella noi ti crediamo, sorella non sei sola!
Corriere della Sera vergogna!

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